Biografia di S.E. mons Cosmo Francesco Ruppi (1932 - 2011) - Museo Ruppi - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

Patroni di Alberobello
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Centro Studi Internazionali Pierre Julien
titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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COMITATO FESTE PATRONALI ALBEROBELLO - SITO UFFICIALE
ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Biografia di S.E. mons Cosmo Francesco Ruppi (1932 - 2011)

Nato ad Alberobello
onsignor Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito di Lecce è nato ad Alberobello il 6 giugno 1932, primo di quattro fratelli, due dei quali scomparsi stroncati dalla malattia e dalla sofferenza. Ha sperimentato, per prima, in famiglia la sua missione pastorale, esercitando le funzioni di padre, indicando la linea da seguire, tenendo unita la famiglia nei momenti di smarrimento e di difficoltà. Fù prima seminarista, faceva la spola tra il seminario di Conversano e quello di Molfetta e poi sacerdote (il 18 dicembre 1954 dal vescovo di Conversano Gregorio Falconieri). Aveva idee progressiste che gli derivavano dal suo ingegno non comune. Sempre amante della cultura e dell'arte è stato amico di artisti e di personaggi di rilievo; oltre che noto sacerdote, buon pedagogista, è stato anche ottimo conferenziere.
Precisamente, il 29 giugno 1995, festa dei santi Pietro e Paolo, nell'Introduzione alla Guida di Alberobello Itinerario storico-artistico, edita dall'editore Capone di Lecce, e pubblicata dal prof. Angelo Martellotta, volle precisare: "La mia vocazione di pastore e ancor più le crescenti responsabilità affidatemi dal Signore, non mi hanno consentito di offrire alla mia città più di un modesto servizio educativo, religioso e spirituale, awiando un primo tentativo di archivio-biblioteca e accompagnando, per molti anni, il lavoro di incremento e sistemazione del Santuario dei santi medici Cosma e Damiano, che deve il suo attuale splendore allo zelo e alla tenacia del compianto arciprete mons. Giuseppe Contento. Se opere d'arte sono entrate in questo Santuario lo si deve appunto all'azione congiunta che si fece con don Peppino, con la doverosa awertenza che il meglio e il pù è stato fatto da lui, avendo io raccolto la sua eredità e avendo potuto anche sostenerne e, talvolta, dirigerne gli orientamenti artistici e strutturali".
Il 13 maggio 1980 fu eletto vescovo delle diocesi di Termoli e Larino, unite in persona episcopi (in plena unione dal 30 settembre 1986). Ricevette l'ordinazione episcopale il 29 giugno 1980 dal cardinale Corrado Ursi (coconsacranti: arcivescovo Guglielmo Motolese, vescovo Antonio D'Erchia) in Piazza del Popolo ad Alberobello. A 48 anni fece il suo ingresso in Termoli come Vescovo, ove fu guida spirituale e materiale per quella Chiesa. Se non fosse diventato prelato, avrebbe certo raggiunto mete ben alte nel campo della politica e gli amici politici sono stati infiniti; in tanti l'han sempre cercato, perché don Cosimo era don Cosimo. Ci viene di pensare ad Aldo Moro che in uno dei suoi numerosi contatti con le città pugliesi durante i suoi lunghi tours elettorali, nonostante l'eccessiva stanchezza, aveva in tarda serata dimenticato letteralmente, dopo i comizi tenuti qua e là, di passare per Alberobello, dov'erano ad attenderlo don Cosimo e don Peppino. La troupe elettorale dovette cambiare rotta, nessun rimando al giorno dopo, niente riposo. A notte fonda lo Statista era davanti ai due sacerdoti.

Nel servire la Chiesa di Roma, è stato prima a Termoli e a Larino, dal 13 maggio 1980, e successivamente a Lecce con la nomina ad Arcivescovo Metropolita dal 7 dicembre 1988 al 16 aprile 2009, da dove per raggiunti limiti d'età tornò alla sua diletta Alberobello. Così egli ebbe a dire sempre nell'Introduzione alla Guida Capone: In tanti anni di lontananza, in Molise, prima, e ora nel Salento, non ho mai dimenticato Alberobello, né l'ho dimenticata nei diversi incontri che ho avuto con il vicario di Cristo Giovanni Paolo II, fino all'ultimo del 17-18 settembre 1994, quando gli ho dovuto spiegare cos'erano quelle casedde, illustrate in un dipinto posto a fianco della Sua scrivania nel soggiorno leccese, chiedendo una speciale benedizione per una terra che porto sempre nel cuore e alla quale, finché potrò, mi sforzerò di recare giovamento. La stessa Fondazione Giovanni XXIII, da me tenacemente voluta, insieme a pochi altri compianti fondatori, è un segno tangibile di un amore immenso, che porto sempre alla mia dilettissima Mamma e alla non meno diletta Alberobello. I trulli natii sono dipinti in alto nel suo blasone episcopale e si possono ammirare nel Museo.

Tutta la sua opera non si sarebbe compiuta senza la sua fede, la formazione robusta, il coraggio e la preveggenza. Il suo corpo riposerà nella Cattedrale di Lecce se si realizzerà il progetto di un sepolcro, secondo le sue intenzioni testamentarie, mentre dal giorno delle esequie, 31 maggio 2011 (il decesso awenne il 29) , è nella cappella cimiteriale di Alberobello, in quella ch'egli volle esattamente 40 anni fa (fu inaugurata il 14 maggio 1972) insieme ad altri sacerdoti, affinché fosse destinata casa per il suo riposo eterno.

Ha svolto attività giornalistica, oltre che sulla Gazzetta del Mezzogiorno e l'Osservatore Romano, al Corriere del Giorno di Taranto, Famiglia Cristiana, Avvenire, Ora del Salento e Radio Maria, nonché la rubrica religiosa dedicata al Vangelo ogni domenica su Telenorba sin dalla fondazione dell'emittente televisiva di Conversano.

Una delle sue frasi più celebri, pronunciata durante un discorso alla città in piazza Duomo, è stata: «La Chiesa è povera, ma ricca di poveri!». Con essa volle riassumere le dure condizione in cui si trova la Chiesa nel suo quotidiano adoperarsi per i bisognosi. In un'altra occasione per ribadire l'indipendenza della Chiesa dalle pressioni di natura politica affermò in un celebre discorso: «Il vostro arcivescovo è servo di tutti, ma non è servo di nessuno!». Autore di diversi libri. Ha fine carriera ha collaborato con L'Osservatore Romano con la rubrica "Il Santo del Giorno" in collaborazione con la RAI su Radio Uno.

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